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ARS UNA – LA SPECIE MULTA Il concetto di unità dell’arte è il cardine del percorso artistico di De Carolis. Come molti grandi Maestri di un tempo egli approfondiva la varietà della produzione umana: dalla grande arte murale e pittura di cavalletto alla decorazione, all’illustrazione, alla ceramica, alla scrittura fino ad una ricerca puntuale nelle arti applicate. Studi e scritti vari nella sua cospicua produzione rivelano la tenace volontà di penetrare il mistero dell’arte nella sua piena complessità. NE CEDE MALIS AUDENTIOR ITO La figura della Sibilla rappresenta l’ancestrale sapienza dei popoli. Un invito alla ricerca dell’autenticità dell’esistenza umana a partire dalle propria radici e dalla saggezza eterna che solo una conoscenza profonda del proprio mondo può dare. Tema ricorrente, la Sibilla che De Carolis disegnò per la copertina della Rivista Marchigiana Illustrata fu impiegata dalla Ditta Varnelli come etichetta per il prodotto più antico e più profondamente legato alle caratteristiche naturalistiche ed antropologiche del territorio: l’Amaro Sibilla. LA FORZA DEL FUOCO L’avvicinamento del De Carolis alla ceramica risale ai suoi primi impegni professionali nei lavori di Villa Blanc (1895). Negli stessi anni scopre, rimanendone entusiasta, le quattrocentesche ceramiche invetriate di Luca della Robbia. Nel 1923 l’ingegner Matricardi gli chiede di diventare direttore artistico della fabbrica ceramica impiantata ad Ascoli Piceno. L’artista, pur limitandosi ad una collaborazione, coglie l’occasione per approfondire negli oggetti di uso quotidiano i simboli dell’espressività popolare. ARTS AND CRAFTS Facendo prezioso tesoro degli insegnamenti dell’architetto archeologo Boni, De Carolis guardò con molto interesse il movimento inglese di Morris ed i principi teorici del socialismo della bellezza. Una bellezza manifestata quindi non in quanto puro valore estetico, ma come ricerca etica nel valorizzare ogni aspetto dell’arte, del gusto e del costume. IL PITTORE NON È LAUDABILE S’EGLI NON È UNIVERSALE Il motto apparse, nel gennaio del 1903,sul primo numero del Leonardo. La collaborazione con la rivista fiorentina traccia la vocazione dell’illustratore attraverso il recupero programmatico dell’antica tecnica xilografica. All’illustrazione di periodici si unisce la grafica editoriale che portò De Carolis alla notorietà quale illustratore delle opere D’Annunzio e Pascoli. QUESTO AMOR DEL POPOLO DI “ORNARE COSE UTILI” La tradizione è l’espressione dei popoli e come tale “popolare”. Pur vivendo nel modo delle Accademie (Roma, Milano, Firenze, Bologna) De Carolis compie una sua personale ricerca alla riscoperta delle radici più autentiche. Particolare attenzione è data al tessuto sia come atto con il quale si realizza la tela, dal filare all’ordire, al tessere, sia nello studio iconografico dei decori che mostrano l’antico rapporto dell’uomo con la natura. L’INFATICABILE ARTIGIANO Solo attraverso il lavoro manuale, “artigianale”, si restituisce il senso della propria opera. L’attenzione al recupero della produttività del popolo è il monito ad una società che dimentica la bellezza insita nel lavoro dell’uomo. Dai primi studi e realizzazione di arredi ispirati ai manufatti antichi l’interesse del Maestro marchigiano si sposterà, nei primi anni del Novecento, su realizzazioni di gusto popolare, sia nelle forme che nelle decorazioni. LA MOLTEPLICITà NELL’UNITà DELLA DECORAZIONE La decorazione è considerata la sintesi di tutte le arti, l’arte madre per eccellenza, l’unica forma universale di espressione e di comunicazione. Il “narratore per il popolo”, come amava definirsi il De Carolis, trova proprio nella decorazione il mezzo per divulgare, a partire dalle proprie radici, un messaggio superiore, astratto e universale. |
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